Nel mio ultimo articolo accennavo alla sessione di esami ancora in corso, perciò, adesso che è terminata, ho pensato bene di festeggiare così: condividendo con voi (una parte di) ciò che ho studiato per il mio esame di letteratura classica giapponese!!
Il
corso che ho seguito durante il primo semestre era incentrato sulle forme di
teatro giapponese, in particolare il Ningyō
Jōruri (teatro dei burattini, oggi conosciuto come Bunraku) e il Nō: quest’ultimo,
che prevede l’uso di maschere, è forse il più conosciuto. Nato intorno al XIV
secolo, affonda le sue radici in forme di spettacolo precedenti che si
potrebbero così suddividere:
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autoctone (riti legati alla coltura del riso, visti come momenti di
raccoglimento in cui la comunità invoca l’energia della divinità per propiziare
il raccolto)
-
provenienti dal continente (processioni mascherate o rappresentazioni danzate che
inscenano “parabole” a sostegno della dottrina buddhista, introdotta dalla Cina
intorno al 532 d.C.)
Degno
di una menzione particolare è il Sengaku
(chiamato poi Sarugaku), una
mescolanza di arti varie introdotte dalla Cina: danza, mimica, imitazione,
prestidigitazione, manipolazione di burattini, arti circensi. La compagnia di
Sarugaku di Yamato (una provincia del
Giappone corrispondente all’attuale zona della prefettura di Nara), cui
appartenevano Kan'ami Kiyotsugu e il
figlio Zeami Motokiyo, ottenne il
riconoscimento ufficiale presso la corte nel 1375, in seguito all’approvazione
dello shogun Ashikaga no Yoshimitsu. Da questo momento in avanti il Nō, che del
Sarugaku ha sviluppato soprattutto il canto e la danza, raggiunge il suo
massimo splendore, grazie soprattutto al genio di Zeami, che nei suoi trattati ne
definisce i principi estetici.
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Un esempio della disposizione sul palco di coro, attori e musicisti |