giovedì 15 maggio 2014

Salone Internazionale del Libro: un lingotto - no - una miniera d'oro!

Lo scorso weekend mi sono concessa una meritata vacanza all’insegna della cultura e dell’arte, nientepopodimeno che nella splendida Torino (insieme ad un altrettanto splendido accompagnatore!): il nostro obiettivo principale era, ovviamente, il Salone Internazionale del Libro, ma poi, già che c’eravamo, abbiamo colto l’occasione per visitare “L’ utopia della bellezza”, la mostra sui preraffaelliti attualmente in corso a Palazzo Chiablese.


In partenza sabato mattina alle 8.32! Ci attendono ben 4 ore e mezzo di treno prima di giungere alla stazione di Torino Porta Nuova, dalla quale raggiungiamo facilmente  il Lingotto Fiere via metropolitana (per chiunque meditasse un viaggetto da queste parti, qualche informazione utile: la città è servita molto bene dai mezzi pubblici; una corsa singola ha un costo pari a 1,30 euro - 1,70 per tutta la rete, nel caso in cui dobbiate spostarvi usando sia la metro che il bus; in caso di soggiorni della durata superiore ai due giorni, vi consiglio la Torino+PiemonteCard). 
Tornando a noi: arriviamo nei pressi del Lingotto (biglietto ridotto: 8 euro) e già respiriamo il magico profumo dei libri! Qualche breve cenno sulla storia del Salone: inaugurato il 18 maggio 1988 e “battezzato” dal premio nobel Josif Brodskij, è al tempo stesso la più grande libreria d’Italia e un importante festival internazionale della cultura. Ogni anno l’evento si svolge attorno ad un tema centrale ("la necessità del bene in mezzo all'attualità di tanto male" quello del Salone appena concluso) e, dal 2001, vede come ospite d’onore un paese in particolare (in questa occasione, il Vaticano). All’interno, su quasi cinquantamila metri quadri di superficie, si estende una giungla di convegni, dibattiti, incontri e, soprattutto, editori di ogni sorta. Passeggiando tra gli stand ci lasciamo attirare dalle novità così come dal familiare e dal conosciuto: siamo entrambi alla ricerca di determinati libri, ma dinanzi a tanta abbondanza è difficile scegliere – in questo caso il detto “divorare i libri” avrebbe per noi un senso, siamo due ingordi! Il mio primo acquisto è alla Einaudi: “Fuoco centrale e altre poesie per il teatro”, della ormai amata Mariangela Gualtieri; trovo che il cellophane che ricopre il volumetto sia un po’ polveroso e mi entusiasmo all’idea che, abbandonato da tempo in un deposito o su uno scaffale, quel libro stesse aspettando tanto pazientemente di giungere tra le mie mani (malgrado le passate ricerche, non sono mai riuscita a trovarlo in alcuna libreria, difatti!). 

Dentro, rivolto lo sguardo. Plano dentro: una vastità 
potente, dolce. Dentro non servono mani,

non ci sono qualità. Molto senso del mondo scappa
via, s’ingorga nei cuori, per le catene che
ancora portiamo, catene di ferro pesante. 
(Da Fuoco centrale, in Ossicine)


Proseguiamo verso La vita felice: no, non è un altro modo per descrivervi la beatitudine dei nostri animi in mezzo a tanta carta stampata, ma il nome di una casa editrice che pubblica, tra le altre cose, autori giapponesi con testo originale a fronte. Sfruttando il 3x2 a mio vantaggio, mi approprio di “Yosa Buson - Sessantasei haiku” e di “Il violoncellista Gōshu e altri scritti” di Miyazawa Kenji, quest’ultimo incontrato durante i miei studi di cinema d’animazione giapponese, poiché molti dei suoi racconti sono stati trasposti sul grande schermo.

Ah! l'usignolo
per cantare non apre che
il suo minuscolo becco

Poco prima delle cinque ci mettiamo diligentemente in fila dinanzi alla sala blu, in trepidante attesa per l’evento del giorno: Il mestiere di editore e i cinquant’anni di Adelphi raccontati da Roberto Calasso in dialogo con Teresa Cremisi. Parafrasando le sue parole, Calasso esordisce denunciando candidamente le brutture che vengono continuamente sfornate da noncuranti editori, avidi principalmente di denaro e - con essi - un pubblico poco interessato e ancor meno acculturato, che chiede e incrementa la produzione di questa letteratura assai bassa
"Entrando in una libreria, il lettore sa che si troverà davanti un tavolo con una grande quantità di libri BRUTTI, molti addirittura REPELLENTI." (non fa ancora parte della mia libreria - prometto che lo sarà presto – ma vi invito a leggere il suo “L’impronta dell’editore”)

Adelphi - ero troppo impegnata a sfogliare libri,
la macchina fotografica è passata in secondo piano!

Le due ore successive le passiamo a completare e rifinire i nostri acquisti: con il 20% di sconto mi aggiudico l’ultima copia di un libro che desideravo da tempo, “A occhi aperti” di Mario Calabresi, edito da Contrasto DUE, che raccoglie una serie di interviste ad alcuni grandi fotografi del nostro tempo.  
Io e il mio inseparabile compagno di letture (e di viaggio) ci sentiamo quasi a casa nello stand della Adelphi e, dopo averlo spulciato da cima a fondo con un'attenzione quasi maniacale, non possiamo andarcene senza averlo prima omaggiato: porgo quindi gli onori alla padrona di casa, poiché il libro che conclude la mia giornata di acquisti è “I beati anni del castigo”, di Fleur Jaeggy, autrice svizzera sposata con Roberto Calasso.


Soddisfatti e felici come due bambini, abbandoniamo il Salone per raggiungere il nostro hotel (non prima di esserci quasi persi nell’immensa stazione di Torino Porta Susa). Il viaggio continua anche all'insegna del cibo e dell'arte, fedeli lettori restate in ascolto!! 

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