lunedì 23 dicembre 2013

LA GRANDE MODA – DAL BIANCO AL COLORE


Sono stata invitata insieme a Joana all’inaugurazione della mostra intitolata "La Grande Moda - Dal Bianco Al Colore" tenuta dai Corsi di Laurea di Moda dell’Università di Firenze il 12 dicembre scorso, presso palazzo Bastogi nella Sala delle Feste e visitabile fino al 3 gennaio 2014.



Questi corsi sono stati ad oggi soppressi per problemi burocratico-amministrativi, docenti e studenti si stanno battendo in ogni modo possibile per scongiurare la decisione definitiva e cercare di riaprili. È un peccato che nella culla della moda mondiale quale è Firenze non esista un corso pubblico a livello universitario che tratti tali argomenti, molti sono invece gli organi privati che dispensano ogni tipo di titolo, se pagato a sufficienza, mi riferisco ad esempio al famoso Polimoda o all’Accademia Italiana, che hanno rette annuali sicuramente fuori dalla portata economica di molti che come me invece hanno scelto l’istruzione pubblica, quella che in fondo ti rilascia anche uno dei titoli di studio più ambiti: la laurea.


La mostra è la naturale conclusione di uno workshop iniziato a settembre che prevedeva diversi laboratori tra cui tessitura, modellistica e confezione. I professori si sono prestati a seguire gratuitamente (andando oltre rispetto a quanto stabilito dal loro contratto di lavoro) i ragazzi, ad aiutarli nell’allestimento, nella realizzazione e nella progettazione dei modelli che qui vediamo. Diversi sono gli elaborati e vari i materiali utilizzati: chiffon, tulle, spago, lana, metalli, plastica, pelle, panno casentino e molti altri, che sono struttura ed ornamento di cappotti, giacche, abiti lunghi da sera, abiti da cocktail, collane, anelli, orecchini, bracciali e borse.


All’inaugurazione erano presenti molti studenti e anche alcuni degli insegnanti, tra cui il presidente del Corso di Laurea in Cultura e Progettazione della Moda Alessandro Ubertazzi ed Isabella Bigazzi, docente di Storia del Costume per molti anni. Nel loro intervento iniziale hanno messo in luce quanto in una città quale Firenze sia molto importante che si continui anche oggi a parlare di alta moda e di professionalità qualificate, operanti nel settore grazie alla qualità della formazione avuta a seguito degli studi svolti presso (l’ormai ex) Facoltà di Lettere e Filosofia ed Architettura. “Con la chiusura definitiva del Corso di Moda l’Italia perde una parte importante della sua cultura”  - così conclude la Prof. Bigazzi; secondo il presidente Ubertazzi si ha la sensazione che adesso qualcosa si stia muovendo nel senso giusto, forse c’è ancora speranza di salvare l’insegnamento.




















Hanno preso parola anche Nicola Danti e Marco Carraresi, politicanti di mestiere, che hanno cercato di far capire l’importanza del sistema moda in Toscana ed in Italia in generale, purtroppo però le loro frasi in politichese mi hanno fatto apprezzare più il lampadario del salone (vetro di Murano favoloso) piuttosto che i discorsi in sé. Mi sono sentita quasi come Baudelaire (senza paragoni artistici ovviamente) quando nei suoi Diari Intimi scriveva “Ciò che ho sempre trovato di più bello, a teatro, è il lampadario.”, ecco non stavamo assistendo ad una tragedia ma l’impressione è stata la stessa. 


Mi ha dato molto fastidio vedere l’indifferenza, la noia dei rappresentanti della classe politica sopra citati durante i discorsi dei professori, come anche durante quello di Maria Pia Marchese, Presidente della Scuola di Studi Umanistici e della Formazione dell’Università degli Studi di Firenze; questi signori non hanno perso l’occasione di trafficare col cellulare, addirittura rispondere al telefono, palesando la loro mancanza di rispetto verso se stessi e verso chi stava parlando, mi chiedo ma dove erano questi fanciulli quando la maestra insegnava loro che mentre una persona parla si sta ad ascoltare?



Lasciando da parte elucubrazioni inopportune parliamo dell’allestimento e dei progetti: molto bello e anche importante lo spazio espositivo, ben piazzati gli abiti ed i disegni, le tavole con i figurini, i book, spesso si tratta di materiale di tesi sostenute da ex studenti ormai già laureati. 



Al contrario l’esposizione dei gioielli non è pienamente soddisfacente: luci per nulla adatte, alcuni progetti si trovano esposti ( o meglio nascosti) al livello del pavimento, per vederli o ci sdraiamo in terra oppure non è possibile apprezzarli al meglio; dunque serve più accuratezza nelle luci e nella disposizione. Ricordo però che la mostra è il frutto di sforzi gratuiti di professori, studenti, segretari e non ha a disposizione budget illimitati per allestimento e organizzazione, quindi apprezziamo quanto fatto e facciamo un grosso in bocca al lupo a tutti!




Al di là di giudizi personali sui lavori si può dire che la mostra si presenta al meglio delle sue possibilità, progetti curati, un paio di video ci mostrano i passati eventi espositivi del corso, didascalie ci commentano i prodotti.






Vi lascio con la galleria di foto che trovate sulla pagina Facebook di Glob-Arts:


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